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Il fascino pericoloso di un vero inglese
di Beppe Severgnini

Quando arriva uno come Paul McCartney dei Beatles e canta davanti al Colosseo illuminato ci sono due rischi: la sufficienza e la commozione. La sufficienza è una corazza comoda da indossare. L’uomo - pensavo prima di venire - si porta il suo mito in spalla, e qualche volta appare appesantito. E’ notoriamente parsimonioso e si tinge i capelli. Quando si sono accese le luci sul palco, questi cattivi pensieri sono andati a posarsi su una scenografia più adatta all’apertura delle Universiadi che all'ingresso di un mito della musica pop

Un misto imbarazzante di templi greci, ballerine spagnole e generico cattivo gusto internazionale. Poi il vecchiogiovane Paul è entrato, ha attaccato «Hello Goodbye» e un brivido lunghissimo è passato nel pubblico, come un colpo di vento che non t’aspetti. Partita chiusa. Ha vinto lui. Centinaia di migliaia di persone che si commuovono e si vergognano di commuoversi. Allora si divertono, e l’impressione è che si diverta anche lui.
Parlotta in italiano, racconta in inglese con l’accento «scouse» di Liverpool. Dice troppo volte «Grazie Roma!», ma glielo si perdona volentieri. E’ interessante dargli le spalle e guardare il pubblico, ogni tanto. Un pubblico informatissimo e diversissimo. Molte mamme quarantenni con bambini adolescenti. Molti papà neocinquantantenni con la nuova fidanzata, alla quale mostrare la propria indiscutibile competenza cantando le parole di «She’s leaving home».
C’è molto da sorridere stasera, ma niente da deridere. Il vecchiogiovane Paul sembra cantare le biografie di tutti quanti, e le scoperte dei bambini, che riconoscono immediatamente una bella canzone quando ne sentono una. I Beatles - e ieri notte le canzoni erano quasi tutte loro, cantate da uno di loro - non sono infatti una proprietà generazionale, ma un regalo che una generazione passa all’altra, come una casa al mare o l’amore per una squadra di calcio.
E come si vedeva ieri, tra le onde che formava questo fiume di gente. Tutti riconoscevano la musica, molti anticipavano le parole e poi si guardavano intorno per vedere se erano i soli. I sessantenni più ferrati su «Can’t buy me love», i quaranta/cinquantenni preparati su «Something» e la spettacolare «Two of us». «I nostri ricordi sono più lunghi della strada che corre davanti a noi».
Eh sì Paul, proprio così. A noi nati nella seconda metà degli anni Cinquanta hai regalato «Band on the run» (1973), che sembra la definizione perfetta per una generazione in fuga dai rottami politici che i nostri fratelli maggiori volevano generosamente regalarci. E poi «My love» che stasera ti sei ricordato di suonare, per prepararci a «Let it Be» e «Hey Jude», e stenderci tutti definitivamente. Vedete? Ecco perché gli inglesi hanno un fascino pericoloso. Perché hanno sempre qualcosa di trattenuto; la bravura di lasciarti pensare che sono bravi, ma senza dirtelo. E Paul McCartney - stesso occhio obliquo sulla guancia solo un po’ più molle - è assolutamente, indiscutibilmente inglese; e assolutamente, indiscutibilmente bravo. Uno di quegli inglesi che non può non piacere.
E un fiume di occhi ieri lo seguiva sotto il cielo di Roma. Il pop inglese è finalmente diventato la musica popolare italiana. Ci ha messo quarant’anni, ma ce l’ha fatta. Bravo Paolino. Hai fatto bene a sventolare il tricolore.

Corriere della Sera 12 maggio 2003

 

Trionfo anche per il secondo

concerto romano della star del rock

McCartney riscalda i fan: «Notte a tutto rock»

Più di trecentomila spettatori ai Fori imperiali,

cori e applausi per l’ex Beatles

ROMA - E così fra sudori e ingorghi, canzoni intramontabili e megawatt, è finito anche questo weekend «estremo» di Roma, del Colosseo e di Paul McCartney. Estremo perché caratterizzato da situazioni artistiche e spettacolari opposte: sabato il concerto dedicato a un discretissimo jet set internazionale per il quale tutti avevano pagato una cifra superiore ai 500 euro, ieri quello tutto gratis per il popolo: trecentomila secondo la questura, cinquecentomila secondo gli organizzatori Telecom che consideravano anche i tanti che ascoltavano senza vedere dal Colle Oppio e stando dietro al Colosseo.
DIMENSIONI MUSICALI - L’idea di creare dimensioni musicali e spettacolari così lontane fra loro si fa sempre più strada nello star system: basti pensare agli Stones che in questo tour passano da arene con 60 mila spettatori a teatrini da mille fans. Anche in quel caso chi più spende meno spende: vedere un concerto da trenta metri a 500 euro è ben diverso che vederlo da cento metri a 150 euro. Ieri sera, davanti alla folla distribuita lungo tutta la via dei Fori Imperiali (servita da impianti ripetitori audio e da megaschermi) Paul McCartney ha sostanzialmente rispettato lo schema delle altre date del tour, conservando la formula del musical. Tuttavia l’impatto è stato diverso: quelli più vicini al palco hanno potuto cogliere le sfumature dell’impianto scenografico e la combinazione show-proiezioni, per quelli più lontani la fruizione era assolutamente simile a quella del concerto tradizionale. Sequenza vincente non si cambia, sembra esser stato il ragionamento di Paul.
A differenza di Bruce Springsteen o di Bob Dylan, che non fanno mai un concerto uguale all’altro e si adattano ogni volta alla situazione ambientale in cui si trovano, McCartney ha preferito le certezze della sequenza dell’album live. D’altra parte un repertorio di evergreen come quello di «Back in the World» non ha bisogno di orpelli e improvvisazioni. Si dice che Paul abbia scelto una band di giovani, virtuosi e scolastici, poco propensi ai voli pindarici, non per risparmiare sulle spese, ma proprio per poter contare su una totale docilità allo stile Beatles delle origini che lui voleva riprodurre con assoluta fedeltà.
LE CANZONI - Apertura con «Hello Goodbye», frasi di circostanza in italiano («Provo a parlare nella vostra lingua, stanotte cercherò di rokkarvi...») e poi lunga cavalcata fra i classici dei Beatles fra cui «We Can Work It Out», «Fool On The Hill» (con deliziosi gorgheggi introduttivi), «Eleanor Rigby», «Michelle» («Questa l’ho scritta quando volevo sembrare francese», dice Paul) e «Hey Jude» («Cantate tutti assieme a me», esorta introducendola). Uniche novità rispetto al consueto menù del tour «Nel blu dipinto di blu (Volare)» e l’aggiunta di «Birthday», canzone del secondo volume dell’«Album Bianco» del 1968, leggera, allegra, leggermente surreale. Poi, introducendo «My Love»: «E’ una canzone dedicata a mia moglie Linda, e a tutti quelli che si amano...». Chiusura sulle note di «Yesterday» e «Sgt. Pepper’s». Qualche protesta dal pubblico: qualcuno avrebbe voluto prolungare all'infinito la serata. Saluto di Paul: «Grazie Roma, arrivederci Roma».
Fra i personaggi presenti (fra gli altri, Rutelli, Zingaretti e la Bellucci) Giorgio Faletti ha detto: «Io sono beatlesiano da sempre. Paul è probabilmente un uomo come tutti. Ma quando sale su un palco smette di essere tutto questo e diventa un’entità speciale, il 25 per cento di quel qualcosa che ha cambiato la mia vita».

Mario Luzzatto Fegiz

Corriere della Sera 12 maggio 2003

 

NOTTE MAGICA
«Noi, tutti pazzi per Paul»

di DAVIDE DESARIO
e DIANA LETIZIA

«Ammazza quanto s’è invecchiato». «A Nì, e mica l’anni passano solo per noi». Armando ha sessant’anni, Gabriella ne ha 58 anni. Vivono alla Magliana e commentano così, mano nella mano seduti su un muretto, l’entrata in scena del grande Paul McCartney che 38 anni fa li fece innamorare quando frequentavano l’università.
La loro è soltanto una delle tante incredibili storie del colorito fiume di persone che ha invaso via dei Fori Imperiali per assistere al concerto gratuito del baronetto di Liverpool. Come quella di Paulo, argentino di 22 anni, che per vedere l’ex Beatles ha organizzato un business niente male: «Cinque giorni prima di partire ho scaricato da Internet una foto di McCartney – racconta – e poi ho stampato nello studio di un amico 50 magliette che adesso vendo a 10 euro». Il suo viaggio è costato 2.500 pesos, una fortuna nel suo Paese d’origine.
Seduto su un seggiolino c’è Umberto Ghizoni, 73 anni di Ostia: «Ho lavorato per molti anni in Inghilterra nel settore alberghiero - racconta senza togliere lo sguardo dal suo cannocchiale - Nel ’58 ho visto il concerto dei Beatles a Londra. Non potevo certo mancare - E poi con questo caldo, di domenica da Ostia è meglio scappare».
Se la ridono Maurizio Garbini (impiegato di 54 anni) la moglie Paola Gabuti (impiegata di 52) e Piero Baccani (promotore finanziario di 53 anni): «E’ la nostra musica - commentano - Noi avevamo anche un gruppo, The Soho’s. I Beatles sono stati uno stimolo per intere generazioni». Ci sono famiglie intere: Gianni Galbo, 53 anni insegnante di filosofia, la moglie Antonella e la figlia Rosy di 13: «Tra Paul McCartney e Robin Williams? - dice la ragazza - Non ho dubbi scelgo Paul». Ma il massimo è girarsi e imbattersi in un prete con tanto di colletto bianco: «I Beatles? - dice scherzando monsignor James Conley - sono arrivati prima dei Voti. Sono cresciuto con le loro canzoni e non venire a questo concerto sarebbe stato un peccato. Ops»

Il Messaggero Lunedì 12 Maggio 2003 

 

CERCANDO
L’ANIMA
DEI BEATLES

di MARCO MOLENDINI
ECCOLA la metà dei Beatles superstiti. Laggiù, è un puntino con la chitarra su un palco enorme che ha la sfacciataggine di coprire il maestoso simbolo di Roma imperiale. Il Colosseo fa da fantastica quinta (così bello da sembrare di cartone) dopo aver aperto, la sera prima, la sua pancia allo sfacciato ex giovanotto di Liverpool. Capelli come quando aveva vent’anni (e gli davano del capellone) anche nel colore scelto dal parrucchiere personale, Paul McCartney offre il suo bis romano sognando che il tempo non sia passato. Alle sue spalle le immagini in bianco e nero dei Fab Four, di fronte la festa di popolo come ai tempi d’oro, quando nei concerti del quartetto a contare erano le emozioni, esserci più che ascoltare.
Sono forse trecentomila (il sindaco Veltroni parla di cinquecentomila) lungo tutta via dei Fori. Un chilometro di teste, di occhi e di orecchie che si scaldano, levano le mani, aprono le bocche per cantare e dar sfogo alla memoria. È proprio difficile non intonare le parole e la musica di All my loving, Hey Jude, di Cant’buy me love, di Let it be, di Yesterday e così via. Una pioggia calda di ricordi. E Paul non fa nulla per evitare le trappole dei sentimenti. Stanotte si ripassano i Beatles, è il suo invito esplicito. Non c’è bisogno di altro. E via con un pezzo di storia della canzone dopo l’altro. In mezzo qualche intervallo, una sorta di oasi emotiva per riprendersi da quel diluvio, con lo spazio che sir Paul concede alla sua seconda vita artistica, alle canzoni firmate solo McCartney senza Lennon, né prima né dopo: non fanno e non possono fare grande figura, di fronte a tanta ricchezza di ricordi, rammarichi e nostalgie. Neppure quando ad andare in soccorso c’è il catalogo degli affetti: la canzone scritta per la «mia bella moglie Heather» come annuncia lo stesso Paul in italiano (Your loving flame), quella per rievocare l’amicizia con John (Here today), la dedica all’ex moglie Linda.
È la notte dei Beatles al Colosseo. Nell’impossibilità di realizzare il sogno completo, ecco che a renderlo possibile c’è l’ultimo depositario di quella leggenda, la metà della ditta Lennon-McCartney. E c’è spazio anche per Harrison, l’amico scomparso dopo una crudele malattia, con una delle canzoni più belle della Beatles era, Something, che, però, Paul strapazza, giocandoci e accompagnandosi all’ukulele. D’accordo, quel piccolo strumento a corde è un regalo dell’amico George, ma la maestosità di quella canzone avrebbe meritato altro trattamento, più solennità e rispetto.
Lo show è roboante, pieno di luci e bagliori (il lungo avvio di mascherine, palle che volano, margherite, suggestioni di tableaux vivant fra Monet e Magritte si poteva tranquillamente risparmiare). Bellissimo il palco con il suo fondale di videoschermi. Certo, l’intimità della sera prima, all’interno del Colosseo, non è ripetibile. Ma la traccia del concerto ripercorre quell’ossatura, la musica è più robusta, penetrante. C’è il lungo intermezzo per Paul che intona da solo una sfilza di canzoni da Blackbird a Michelle, passando per We can work it out e Eleonor Rigby e Fool on the hill (accompagnandosi alla chitarra e al piano). C’è l’omaggio al pubblico italiano con la Volare swing (intermezzo che ricalca una ricetta seguita in ogni paese toccato: a ognuno la sua canzone rivisitata). Diversa è la presenza della band (onesti professionisti e nulla più), più fragorosa e incalzante, fatta per arrivare alle grandi folle. C’è una maggiore presenza dei pezzi veloci, dei rock più robusti come Back in the Ussr o Sgt.Pepper. E, soprattutto, c’è una durata superiore, quasi tre ore, trentotto pezzi, ventidue tratti dal songbook dei Beatles.
È un supershow (a Roma il più grande concerto per un singolo artista che sia mai stato fatto, a parte il doppio Venditti al Circo Massimo), una sorta di punto e a capo nella vita e nella carriera di un artista che è sulla breccia da quarant’anni e che da trenta è perseguitato dai ricordi dei primi dieci anni. Che ci sia un aspetto profondamente personale, di rivincita, non è dimostrato solo da quel piccolo capriccio di voler far precedere il proprio nome rispetto a quello del socio John Lennon nei credits delle canzoni. No, è come se Paul volesse con questo tour gridare i Beatles sono io. Come se volesse cancellare il tempo. Basta guardarlo con il manico del vecchio basso elettrico nella mano sinistra (come ai bei tempi) o dare un’occhiata al manifesto scelto per accompagnare il tour, dove è ritratto in una foto in cui sembra un giovanotto di vent’anni e nella maniacale attenzione con cui vengono dispensate le immagini dei concerti: giornali e telegiornali ricevono esclusivamente materiale registrato, selezionato e montato dalla sua équipe.
E in questo tour cominciato da un anno, il doppio stop al Colosseo è la più appropriata delle sottolineature a un’impresa che ha tutto il desiderio di essere colossale e storica (non di meno il tour si concluderà nella città natale di Paul e dei Beatles, Liverpool), che apre con un addio (Hello Goodbye) e chiude con un’ouverture (Sgt Pepper).

Il Messaggero Lunedì 12 Maggio 2003

 

Il concerto gratuito ai Fori Imperiali
sullo sfondo il Colosseo illuminato

Roma si stringe
intorno a Paul
In attesa dal mattino, arrivati da tutta Italia
di MARIA PIA FUSCO

ROMA - I say yes, you say no... E l'applauso immenso e fragoroso che ha accolto l'apparizione sul palco di Paul McCartney, emerso dal nulla sullo sfondo di una gigantesca chitarra in una luce bianca e accecante, sfuma nell'ondata di un coro di migliaia di voci che accompagna la prima canzone. Ma sono tanti quelli che a cantare non ce la fanno, perché il brivido di commozione che si diffonde tra la folla è palpabile, migliaia di occhi si riempiono di lacrime, migliaia di gole si stringono. Sir Paul sullo sfondo del Colosseo accarezzato dal gioco di luci mutevoli, migliaia di braccia che si agitano nell'aria, le note di canzoni conosciute e amate: Roma non aveva mai vissuto la suggestione di uno spettacolo come questo, che si diffonde riprodotto dai dodici maxischermi per il mare di gente in piedi che gremiscono i Fori imperiali fino a piazza Venezia, fino ai gruppi appollaiati sul Colle Oppio, sulle transenne di via Cavour, accanto alla Basilica di Massenzio.
È una lunga notte di musica, di rumori, di voci. Si canta, si balla, si grida di gioia e di sollievo, grida che scaricano la tensione di infinite ore di attesa, una notte e un giorno per i più pazzi degli irriducibili che sostano davanti alle transenne da sabato, dal termine del primo concerto per l'élite benefica. È la voce di una folla, di un popolo grande: mezzo milione di persone secondo gli organizzatori, e probabilmente in questo caso le stime della polizia non si distaccheranno troppo.
Un popolo che non conosce barriere, di nazionalità, di sesso, di età, unito dall'amore per il mitico gruppo, un amore che ha origini e storie diverse, addolcito dalla nostalgia per le generazioni che con le canzoni dei Beatles sono cresciute, segnato dall'allegria scatenata per i più giovani che li hanno scoperti nel tempo, e non importa se è un signore sessantenne a trascinarli con tanta seduzione. Forse Roma non aveva mai visto neanche nonni, padri, madri e figli dividere la stessa emozione, ballare e cantare insieme, anche stonando e storpiando l'inglese, anche con qualche acciacco.

Valeva la pena di tanta attesa, e non è stata un'attesa immobile. Fin dalle prime ore del pomeriggio il movimento è continuo, si cerca il posto migliore, chi lo cerca sotto il palco, chi pensa che sia meglio sotto uno dei maxischermi. Anche con qualche piccolo incidente: le quattro autoambulanze attrezzate, con 120 operatori della Croce Rossa, prima del concerto erano già intervenute una trentina di volte, per malori dal caldo, per le pessime condizioni di un appassionato con i capelli bianchi arrivato in bicicletta da Civitavecchia, per le conseguenze di una rissa finita a bottigliate in testa.
E intanto sul grande schermo dietro al palco scorrono Sms di ogni genere e in diverse lingue (organizza la Telecom), messaggi in genere "Giulia ti amo" ma anche versi delle canzoni dei Beatles e qualche "Ma dove c... sei, rispondi al cellulare!".
E poi il cibo. Quelli arrivati da lontano, da Biella alla Sicilia, erano già organizzati con cibi e bevande, con allegri scambi alla faccia di Bossi, un arancino napoletano contro una fetta di polenta veneta, familiarizzando, raccontando le loro storie, il loro primo Strawberry fields, l'incontro magico sulle note di Michelle. I romani, a famiglie al completo come non se ne vedevano dalle estati di nicoliniana memoria, arrivano organizzati con seggiolini e tavolini ed è un fiorire di buste di plastica, di pizze nel cartone, di lattine e bottiglie. E purtroppo è anche un fiorire di plastica e di rifiuti accumulati, per fortuna dietro le transenne. I più organizzati di tutti sono quelli dell'associazione dei beatlesiani d'Italia, guidati dal presidente Rolando Giambella, che si comuove ogni volta che racconta di quella volta che andò a Londra, era il '65 e lui si sente il primo italiano ad averli amati. Ci sono anche gruppi musicali, che ingannano l'attesa suonando, primi fra tutti quelli della Reunion che vantano di essere stati i primi ad eseguire cover dei Beatles, dal 1982.
Moltissimi gli stranieri, turisti stanchi ma felici, che svuotano i bar della zona. Molti non riescono a credere a tanta fortuna piovuta dal cielo, un gruppo di tedeschi festeggia spogliandosi sotto la luna, un centinaio di americani si è appropriato di un pezzo di marciapiede in via del Colosseo, piantando bandierine a stelle e strisce ma anche con i colori della pace. Grazie Roma, gridano all'unisono gli stranieri, unendosi a sir Paul, che dal palco esibisce di continuo le parole italiane che conosce, Buonasera Roma, benvenuti al Colosseo, vi amo tutti, Roma sei fantastica. "Sei fantastico tu!", grida un coro organizzato. "Ancora più fantastico del concerto di sabato", dice chi c'era anche in quell'occasione.
Perché uno come Paul McCartney e abituato alle folle degli stadi, è da loro che trae le incredibili energie che lo vitalizzano per due ore e mezzo di concerto, senza stanchezze, e se la voce non è più quella di una volta non importa a nessuno. Quello che conta è lo scambio d'amore e quello c'è stato.
(La Repubblica 12 maggio 2003)

 

Tanta emozione per un appuntamento unico: 300 persone
nel monumento più famoso del mondo con le canzoni dei Beatles
McCartney al Colosseo, magia
ma senza nessuna nostalgia
Uno spettacolo senza illusioni, applausi senza isterismi
ma è chiaro che un pezzo di storia è finito
di EMANUELA AUDISIO

LA STORIA arriva così. Con una luce viola. Senza il passo del gladiatore, senza l'urlo del leone inferocito, senza i pollici all'ingiù. La storia arriva con una chitarra acustica, una giacca color fragola, con la voce di chi vuole cullare il mondo. E dedicare una canzone alla propria moglie. La storia sbuca dal passato, in una serata appiccicosa, e con una melodia che ormai non spaventa più nessuno, si riprende Roma, il Colosseo e un pezzo di archeologia che vuol dire tutto. La storia non urla, non spaventa, non alza il volume. Ma ha la voce sommessa di uno che vuole solo cantare, addormentare i bambini, e non impressionare.
Fa niente se è la prima volta, fa niente se sarà l'ultima volta. Fa niente se la serata voluta e organizzata dalla Telecom deve essere per forza storica perché la musica non metterà più piede al Colosseo. Paul McCartney non è venuto a fare il gladiatore del rock, non è arrivato per rivaleggiare con il passato, per fare a braccio di ferro contro un altro mito: quel che resta dei Beatles contro quel che resta di Roma. Tanto che le molte sirene della polizia che hanno squarciato la serata sono rimbombate più forti della sua voce.
Ci aveva già pensato anni fa Federico Fellini a far cantare Paul McCartney al Colosseo. Hanno ritrovato i suoi disegni per un videoclip mai andato in porto, c'era un Beatle, scritto proprio così, senza la s, che cantava proprio in mezzo all'arena. La cosa forse meno felliniana e surreale della sua vita. Ma ci voleva comunque fantasia a sognarla. A credere che un giorno un ex ragazzo di Liverpool sarebbe arrivato dentro al Colosseo a cantare Elenor Rigby, a chiedersi dove vanno a finire le persone sole.
Poteva scegliere McCartney a Roma, poteva farsi passare per Nerone, per un imperatore che vuole la città ai suoi piedi e invece ha scelto una soluzione più modesta. Un po' di canzoni che facessero bene al mondo, in un'atmosfera per nulla eroica. Come se il Colosseo potesse da stasera essere non solo il ricordo della sofferenza dei cristiani, ma anche un momento di piccolo piacere sul letto della storia. Sembrava quasi senza illusioni McCartney, sul potere della musica, sul fascino dei Beatles, sulla forza del rock. E così anche gli spettatori, che applaudono, ma senza isterismi. Come se fosse veramente una notte normale, come se la prima volta del Colosseo non avesse nessuna straordinarietà, anzi com'è che ci è voluto così tanto?
Chi si aspettava una grande fame di nostalgia è stato deluso. C'era forse solo molto palpabile la constatazione da parte di un Beatles che non è più il nostro mondo, che un pezzo di storia è finito. Sia con Volare, sia con le tante dediche alla moglie morta, Linda, "e a tutti quelli che si amano". Se è vero che certi minuti somigliano ad una vita intera, Paul McCartney ha provato a fare la ninna nanna a tutti, senza mai avere la tentazione di dire: rivogliamo indietro quello che eravamo.
Let it be, Paul. Per i Beatles, per il mondo, per questo Colosseo che stasera sembra meno freddo e monumentale.
E bravo, spettatore, che rinunci al binocolo. Come disse una vecchia Josephine Baker al Drury Lane di Londra a chi la scrutava con la lente: [ab]Don't do that, keep your illusion". Non farlo, mantieni l'illusione. Canta, parla e ringrazia, Paul. Come se rinunciasse ad ogni grandezza e fosse solo una serata da amici.
Hey Jude. Hey Roma. Qualcuno vuole cantare? Dai, c'è il ritornello. Solo le donne, chiede McCartney. E' un sussurro che sale. Le luci si scatenano. Adesso il Colosseo è azzurro. La storia per una sera cambia pelle anche così. Sembra ieri. Yesterday.
(
La Repubblica 11 maggio 2003)

 

Roma, lo show di McCartney nell'anfiteatro Flavio per poche persone
Spettacolo breve e pezzi dei Beatles. E un omaggio a Harrison
La musica del grande Paul
nella magia del Colosseo
Attese duecentomila persone per l'esibizione
di domani a via dei Fori Imperiali

ROMA - Con uno stile immutato da quaranta anni, la sua ironia e il suo talento, Paul McCartney stasera ha come per magia riportato indietro nel tempo i 300 fortunati che avevano acquistato i biglietti per il concerto di beneficenza al Colosseo, organizzato da 'Progetto Italia' di Telecom.
Lo show, partito in grande ritardo, è cominciato con 'I've Just seen a face", pezzo beatlesiano che ha subito fatto immergere il pubblico in un'atmosfera anni '60. "Benvenuto al Colosseo", ha detto in un italiano stentato. "Scusate, non so parlare bene l'italiano", ha subito aggiunto.
"E' la prima volta che una band suona al Colosseo dai tempi dei cristiani", ha detto con un certo orgoglio.
Giacca rossa e jeans, l'ex Beatle con la sua nuova band (Rusty Anderson e Brian Ray alle chitarre, Paul 'Wix' Wickens alle tastiere, Abel Laboriel Jr. alle percussioni) si è esibito in 'Honey Dont', di Carl Perkins, uno dei re del rock & roll di cui ha appena acquistato i diritti.
Sir Paul ha voluto quindi ricordare il suo amico George con 'All Things Must pass', un brano firmato da Harrison che Paul ha presentato stasera per la seconda volta dopo il concerto tributo all'amico scomparso nel 2001.
Poi, 'Black bird' dei Beatles seguito da un suo pezzo,'Every night'.
Ancora dal repertorio dei Fab Four, ecco 'We can work it out', 'Carry that weight', 'Fool on the hill'.
Il cantante passa poi al pianoforte e in italiano annuncia: "Vorrei dedicare questa canzone alla mia bella moglie Heather", riferendosi alla 35enne neo sposa che era seduta in platea, alla quale ha detto: "It's for you". E tra le antiche pietre del Colosseo sono risuonate le note di 'Your loving flame'. Abbandonando il romanticismo, Paul è stato quindi protagonista di un momento di intimità con il pubblico, facendo uscire dalla scena la sua band.
La scaletta è proseguita con 'Blackbird' e con la celeberrima 'Fool on the hill', seguita dalla sua prima canzone scritta da solista, Everyday'. 'Macca', in grande forma nonostante i suoi 60 anni, ha ripetutamente interloquito e scherzato con il pubblico prima di intonare l'hit beatlesiano 'We can work it out'.
"Grazie mille!", ha esclamato rivolto al pubblico entusiasta, per poi ripartire con 'Carry that weight', sempre dei Fab Four. McCartney non poteva non ricordare l'altro amico scomparso, John Lennon: "Ho scritto questa canzone dopo la morte del mio amico John", ha detto prima di far risuonare al Colosseo le note di "Here Today", seguito poi da una cover di 'Something' di George Harrison.
Con 'Eleanor Rigby' è avvenuta una cosa curiosa: il mitico Beatle ha ricominciato il brano dopo poche note, scusandosi con il pubblico divertito. E ancora un suo brano, 'Calico Skies' e l'indimenticabile 'Michelle'. Dopo 'Two of us', ha fermato tutto dicendo in italiano: "E adesso una canzone speciale per Roma".
Come si prevedeva da alcuni giorni, Macca ha cantato 'Nel blu dipinto di blu', partendo nella lingua originale e passando poi all'inglese. Da questo punto in poi il concerto è decisamente decollato. L'atmosfera un po' seria della prima parte ha ceduto il posto a quella dei tradizionali concerti rock. 'Can't buy me love', 'Let it be', 'Hey Jude', con Paul che invitava il pubblico a cantare, prima tutti insieme, poi solo gli uomini e poi le donne.
Il massimo dell'emozione è giunto con 'Yesterday', 'Lady Madonna' e la scatenata 'I saw her standing there', questi ultimi due brani fuori scaletta, che hanno fatto andare in delirio il pubblico. "Arrivederci Roma", ha concluso McCartney, che prima di andarsene ha abbracciato la moglie sulla passerella. Per una notte, insomma, il Colosseo si è risvegliato. Oggi l'appuntamento è ai Fori Imperiali, dove sono attese circa 200 mila persone.
(La Repubblica 10 maggio 2003)

 

Concerto il 10: incasso in parte devoluto
McCartney, dal Colosseo

aiuti al Museo di Bagdad

Una parte degli incassi per il concerto a pagamento di Paul McCartney, sabato prossimo al Colosseo, sarà devoluta alla missione archeologica italiana, che partirà per Bagdad per occuparsi del riordino e la ripresa dell’attività del museo nazionale, così ha annunciato il ministro Giuliano Urbani. «I nostri tecnici - spiega il ministro, che dopodomani riferirà alla Camera dell'impegno italiano in Iraq per quel che riguarda appunto i beni culturali - partiranno appena la situazione permetterà loro di poter cominciare a collaborare con le autorità irachene in materia culturale, riprendendo il dialogo aperto già prima della guerra, quando una nostra missione lavorava agli scavi di Ninive (oggi Masul) e c'era un accordo per supportare il riordino e il raddoppio del Museo di Bagdad».
Due le serate, prodotte dalla Telecom, in cui l’ex Beatle si esibirà: la prima, quella storica di sabato al Colosseo, suonerà per quattrocento ospiti tra cui anche il ministro Urbani e il sindaco Veltroni che hanno pagato superbiglietti da 800 euro, (messi all’asta su internet). Il concerto sarà trasmesso in differita da La 7. Mentre la sera dopo Sir Paul suonerà per tutti e gratuitamente, all’inizio dei Fori Imperiali, molto probabilmente a sinistra dell’Altare della Patria. L’artista inglese arriverà a Roma venerdì sera o sabato mattina con un aereo privato da Londra. Con lui 30 addetti alla sicurezza, 116 tecnici, 20 performer che daranno vita a uno show circense, ma soprattutto 7 cuochi che prepareranno per lui sempre e solo piatti vegetariani.
Il ministro Urbani ricorda che, «in un primo tempo, dopo il via libera del sovrintendente La Regina al concerto dell'ex Beatles al Colosseo, i fondi dovevano essere utilizzati per il polo archeologico romano, e i siti minori, ma successivamente, viste le dimensioni e l'importanza dei problemi sorti in Iraq, si è ritenuto giusto prendere la nuova decisione».

Il Messaggero Lunedì 5 Maggio 2003

 

Intervista all'ex Beatle che suonerà a Roma il 10 maggio

McCartney: al Colosseo sarà un concerto unico

«Sento lo spettacolo come un evento storico»
E alle prove in Germania canta «Nel blu dipinto di blu»

COLONIA Arena di Colonia, ore 17. Prove di Paul McCartney con la band: lo sentiamo far battute in italiano («Ciao, ciao»), provare classici del Bluegrass, intonare canzoni che hanno una sola cosa in comune, tutte acustiche. Quando attacca la sua versione di «Nel blu dipinto di blu» — grondante spaghetti e mandolino — abbiamo una certezza: stiamo assistendo alle prove del concerto al Colosseo, quello dell'asta Internet indetta da Telecom, del 10 maggio.
«E' vero — conferma Paul - stavo provando il concerto che terrò al Colosseo, quello organizzato per beneficenza. Dentro non potremo portare la produzione intera, quindi sto assemblando una sequenza di canzoni speciale, qualcosa di intimo, che ha solo qualche punto di contatto con lo show grande, gratuito del giorno dopo».

Com’è nata l’idea?
«Sono stato al Colosseo da turista, qualche anno fa, con mia moglie e sono rimasto stupito. Quando mi è arrivata questa proposta l'ho trovata molto eccitante. Suonare in un luogo così carico di fascino e di storia, dove Nerone decideva vita e morte con il pollice... Certo, c'è uno sponsor, e per me è la prima volta, ma lo scopo è benefico».
Lo sa che c'è anche chi ha pagato 3000 euro?
«Bene, mi fa piacere. Tanto quei soldi non vanno nelle mie tasche. Non ho sensi di colpa. Il secondo concerto sarà gratis per tutti. E questo davvero mi piace».
Girerà un video nel Colosseo?
«Riprenderò tutto. Perché è un evento storico. Poi si vedrà».
Sul palco in Europa lei sembra ringiovanito, pieno di entusiasmo ed energia...
«Io mi sto godendo la vita, il fatto di esserci e di fare un bellissimo lavoro. Da un anno ho una nuova moglie, Heather. Ho una nuova band, che è grande e godiamo nel rapporto musicale reciproco... un po’ come con mia moglie. Ma questa è un'altra faccenda...».
Fa una certa impressione ascoltare nel concerto la sequenza «Here Today». «Something», «My Love», tributi rispettivamente a Lennon, Harrison e Linda (la moglie scomparsa, ndr)...

«Per noi il significato di molte cose è ancora oscuro. Sappiamo solo che la gente muore: i tuoi genitori, i tuoi cari, noi stessi moriremo. Perciò soffriamo. Ma tutto questo è reso sopportabile dall'amore. Penso spesso a John e a quello che è successo a New York. Però sono ogni giorno più felice nel ricordare il tempo trascorso con lui. Penso al privilegio di aver conosciuto, frequentato e amato (riamato) gente come lui, George, Linda».
A Roma canterà «All Things Must pass» di George?
«Sì, come feci a Londra per il tributo con Olivia e Dani (moglie e figlio di Harrison, ndr). Confesso: io non ho mai avuto interesse a studiare le canzoni di George, quand'era vivo. Poi Clapton mi ha consigliato questo brano. E ho fatto bene a dargli retta. A forza di ripassarlo mi son trovato a dire: "Dio, come mi piace" e lo canticchio mentre vado a dormire».
Sul suo pianoforte c'è un simbolo della pace. Lei, cittadino britannico, ma in prima fila per aiutare le vittime delle Twin Towers, come ha vissuto questa guerra contro l'Iraq?
«Tema difficile. A Pearl Harbour si sapeva benissimo chi era stato: i giapponesi. Qui la storia era meno chiara. Dovevano americani e inglesi entrare senza una seconda risoluzione dell’Onu? Ormai l'hanno fatto e non ha senso discuterne. C'è un dittatore in meno e speriamo che mettano al suo posto un uomo migliore di lui».
Ha sempre rapporti con Michael Jackson, che è il proprietario di molte edizioni di brani dei Beatles?
«Siamo stati amici per un periodo e abbiamo anche lavorato assieme. Ma ora le cose si sono fatte difficili. Gli ho voluto parlare come editore delle mie canzoni e lui non ha voluto ascoltarmi. Gli ho detto: "Io ho lavorato e tu mi paghi come trent'anni fa". Lui ha replicato: "Mi rifiuto di parlare d’affari". E' difficile avere rapporti amichevoli con uno così. E' un bravo ragazzo, ma ha avuto una vita difficile».
Le piacerebbe incontrare il Papa a Roma?
«Sì, certo, se mi invitasse».

MARIO LUZZATTO FEGIZ

 30 aprile 2003

 

A Colonia, in una pausa della tournée europea, McCartney
parla del doppio appuntamento romano del 10 e 11 maggio
McCartney: "Preparo uno show
magico come la mia vita"
"Sarà un concerto diverso dagli altri
meno tecnologico, intimo e più acustico"
dal nostro inviato GINO CASTALDO

COLONIA - Per essere uno degli uomini più ricchi e acclamati del mondo, indossa la celebrità come un vestito semplice e confortevole. Ha una buona parola per tutti i componenti dello staff, è attento, premuroso, e al soundcheck del pomeriggio, sfruttato per provare il concerto del Colosseo, ringrazia i pochi presenti che applaudono come fosse una folla sterminata. Chiede alla band diverse intensità su All my loving, snocciola rock'n'roll d'annata e classici bluegrass come Blue moon in Kentucky, intona la struggente All things must pass di George Harrison e infine, visto che sa che in sala ci sono degli italiani, si mette a improvvisare un'improbabile Volare. Poi arriva il momento di parlare. "Sì, i concerti saranno molto diversi" racconta. "Il primo sarà dentro il Colosseo, per una piccola platea, per beneficenza, e l'altro sarà fuori del Colosseo, sull'Appia..."
No, guardi sarà in via dei Fori imperiali...
"Davvero? Oh, peccato, ho già detto a un sacco di gente che era via Appia".
Poco male. Ma, piuttosto, come sarà quello interno, che probabilmente verrà filmato?
"Ci stiamo lavorando, sarà speciale, anche perché non possiamo fare il grande show con tutti gli schermi e le cose tecnologiche, sarà più intimo, più acustico, con molte differenti canzoni. Per me è un'occasione speciale. Ci sono stato come turista un anno o due fa, con mia moglie, e ovviamente per noi ha un'impressionante suggestione storica, magari per voi è normale, ma noi siamo molto eccitati all'idea di suonarci dentro: immagino Nerone col pollice verso...".
Sa che sono stati pagati 2.500 euro per un biglietto? "Davvero? Bene, perché è per beneficenza, non m'importa se pagano tanto, anzi, ma normalmente non facciamo pagare tanto i concerti...".
È la prima volta che accetta di suonare con uno sponsor? "È stata un'idea del mio promoter, e io ho pensato che sarebbe stato bello fare un concerto gratuito per la gente di Roma, nelle strade, così che tutti possano venire". Come fa a trovare tanto entusiasmo dopo tutti questi anni? "Beh, soprattutto mi piace la vita, visto che ho la fortuna di fare un lavoro così bello per vivere. Poi ho una nuova moglie, siamo sposati da un anno, ho una nuova band, che mi piace molto, e ci piace molto suonare".
Ascoltando le sue canzoni sembra che lei voglia affermare il principio secondo il quale l'amore può essere più forte del dolore...
"Ben detto, penso che con tutto quello che sappiamo del significato delle cose, soprattutto sappiamo che si muore, i tuoi genitori muoiono, la gente muore, è qualcosa che tutti sappiamo, ed è un dolore, ma se penso a John posso essere molto triste per quello che è successo a New York, ma anche più felice del tempo che ho speso con lui, mi sento un privilegiato per questo, lo stesso con George e Linda, è un privilegio avere conosciuto e amato queste persone, e in questo senso l'amore può vincere il dolore".
È la prima volta che esegue All things must pass di George Harrison?
"No, l'ho già suonata al tributo per George. Me lo avevano chiesto Olivia e Danny (moglie e figlio di Harrison, ndr). L'ho imparata per l'occasione, è una bellissima canzone, ma la cosa strana è che normalmente, se George non fosse scomparso, non avrei imparato uno dei suoi pezzi da solista. A volte il destino ti gioca degli scherzi, anche Eric Clapton disse che sarebbe stata una buona idea, e allora ho imparato le parole e gli accordi. All'inizio non ero del tutto convinto, ma dopo aver cominciato a cantarla ho scoperto di amarla, e ora qualche volta prima di andare a letto la suono per Hether, dei piccoli concerti improvvisati: all things must pass, ed è ora di andare a letto".
Uno come lei, che ha rivoluzionato la musica del nostro tempo, non pensa che la musica di oggi sia troppo ovvia e prevedibile?
"Noi siamo stati fortunati perché siamo cresciuti dopo la guerra, siamo cresciuti con questa meravigliosa libertà, evitare il servizio militare. Questo è importante: forse non ci sarebbero stati i Beatles se fossimo partiti per il servizio militare, ci avrebbero diviso, e di nuovo è stato il destino, avevamo l'età giusta, appena in tempo perché fermassero la leva, in questo c'è qualcosa di magico, e insomma penso che allora c'era molto di nuovo che stava uscendo e noi abbiamo seguito tutte quelle nuove idee, un periodo ricchissimo, c'era della stupida musica, ma anche musica molto intelligente. Ora è diverso, c'è buona musica, ma spesso la gente mi dice, tutto è stato fatto, provi a fare una cosa e poi dici: ah, ma l'hanno già fatto i Beatles o i Rolling Stones, è difficile trovare qualcosa di nuovo. Ci sono ottimi performer, ottime band, ma non è un periodo ricco, adatto alle nuove idee".
Non s'annoia a fare lo stesso show sera dopo sera?
"Sarebbe bello cambiare sempre, e occasionalmente lo facciamo, giusto per rivitalizzare lo spettacolo, ma con un grande show come questo è difficile, ci sono schermi, un apparato tecnologico. Diventa come un musical, ed è difficile cambiare, come se facendo West side story dicessi: beh, questa sera non canto Maria o America...".
Sul pianoforte spicca in bella vista il simbolo della pace. Come ha vissuto l'intervento inglese nella guerra in Iraq?
"È un soggetto veramente difficile. Quando il Giappone attaccò l'America a Pearl Harbour era tutto abbastanza chiaro. L'America doveva difendersi. In un certo senso anche con l'Afganistan. Questa invece è la guerra meno chiara che ci sia mai stata: c'è qualcuno che senza ombra di dubbio è un dittatore, le Nazioni Unite gli chiedono solo di guardare, di aiutare gli ispettori, ma lui no, non lo fa. È un uomo molto cattivo, ha ucciso la sua gente e gasato i curdi. La questione è diventata: dovevano gli Stati Uniti e l'Inghilterra andare in guerra senza la seconda risoluzione dell'Onu? Sarebbe stato meglio, tutti sarebbero stati d'accordo. Ma, detto questo, la mia speranza è per il popolo iracheno, sperare in buoni segnali per il futuro, mi auguro che si siano liberati di un dittatore. Insomma è una argomento complesso è difficile dire nettamente di essere contro o a favore".
A proposito di questo, è stata una scelta politica quella di cambiare il titolo del disco da Back in Us a Back in the world?
"Assolutamente no, è stata una riedizione del disco dopo molti mesi quando ormai il tour era per il mondo. Mi sembrava solo un titolo più appropriato".
Non crede che sia arrivato il momento di cantare When I'm 64?
"No, mancano ancora tre anni per questo, poi potete scommetterci che lo farò, anche se non ho ancora perso i capelli ("losing my hair" è un verso della canzone, ndr). Sapete, 64 anni è un anno prima dell'età della pensione, e quando l'ho scritta avevo circa 24 anni. Pensavo che fosse l'età di un vecchio, ora ovviamente penso che sia piuttosto giovane".
Come vanno i suoi rapporti con Michael Jackson?
"Eravamo amici, abbiamo lavorato insieme, ma è diventato difficile perché ho cercato di parlare di affari con lui per le edizioni delle nostre musiche che lui ha comprato, e lui non ha voluto sentire. Michael mi ha detto: ma questa è questione di affari, e io gli ho detto appunto, parliamone, ma non c'è stato verso. Comunque non è un grosso problema. Lui è ok anche se non siamo più tanto amici. Ma non ho voglia di dire cose contro di lui perché ha avuto una vita difficile".
Ha ancora ambizioni musicali?
"Cerco sempre di fare un disco migliore del precedente, mi piace pensare cosa farò nel prossimo, senza sapere dove esattamente andranno a finire le ambizioni. Ho alcune canzoni nuove che mi piacciono e sto pensando a come orchestrarle, mi piace molto la band attuale e andremo in studio entro la fine anno. Finiremo il tour il 1[b0] giugno a Liverpool poi ci riposeremo in estate, e dopo andremo in studio, non so ancora bene ma sono interessato a mischiare il suono della band con alcune cose classiche, vedrò... ci saranno anche un paio di cose strane, c'è un pezzo intitolato Ecce cor meum".
A proposito di latino, vedrà il Papa a Roma?
(Ride) "Non so, se mi invita... sulla stampa è uscita questa notizia che avremmo disturbato il sonno del Papa, ma era solo uno scherzo che è stato preso sul serio, forse gli manderemo in regalo delle cuffie...".
(La Repubblica 30 aprile 2003)

 

Tutto pronto per il doppio appuntamento di maggio con l’ex beatle. A luglio Dylan a piazza del Popolo, più difficile Springsteen all’Olimpico. Torna l’Opera a Caracalla
Sir Paul, un baronetto nell’Anfiteatro Flavio
McCartney: «Il concerto al Colosseo e ai Fori? Uno degli spettacoli più importanti della mia vita»

di MARCO MOLENDINI
Qualcuno dovrà spiegare a McCartney che il Colosseo non è sulla via Appia. Preso dall’entusiasmo, sir Paul in un video di saluto e annuncio del suo doppio concerto romano, si è lasciato andare ai ricordi di scuola (per fortuna sua, già a quei tempi pensava più alla musica che ai libri): «Non vedo l’ora di essere lì, sulla via Appia dove è passato Nerone. È una grande emozione». Poco male, il 10 e 11 maggio, l’ex beatle avrà modo di rinfrescare la memoria e constatare che l’Anfiteatro Flavio è su via dei Fori. Comunque sarà accolto da rose, fiori e dalla folla di romani pronti (gli schermi giganti e l’amplificazione renderanno visibile il concerto fino a piazza Venezia) a ripassare la leggendaria storia dei Beatles che Paul offrirà secondo la scaletta dei concerti di questo suo tour.
Due gli appuntamenti: il primo all’interno del Colosseo per trecento spettatori (i biglietti saranno acquistabili su internet con un’asta e il ricavato sarà destinato a lavori di restauro di opere antiche) e il secondo, gratuito, su via dei Fori. Il tutto sarà ripreso da La7 che, dopo qualche giorno, manderà in onda un montaggio di un’ora dei due appuntamenti. E, che sia La7 a trasmettere l’evento, è cosa naturale, visto che il concerto è stato sponsorizzato da Telecom e che ieri, alla presentazione in Campidoglio dell’evento, era presente anche Marco Tronchetti Provera. «Saranno immagini che gireranno il mondo» ha commentato il sindaco Veltroni. E in un video registrato per l’occasione (sulle note di Let it be), sir Paul ha aggiunto il decalogo delle sue emozioni: «Sarà uno degli spettacoli più importanti della mia vita»; «mi piacciono i popoli latini, hanno il cuore in mano, non tengono nulla dentro, non sono riservati», eccetera, eccetera. Ma, ha spiegato anche, che il primo appuntamento sarà del tutto acustico, studiato per quel luogo così antico e che, nel secondo, ripeterà la scaletta del suo tour Back in the world.
Ha smentito, lo sponsor, che il costo dell’operazione sia di 7 milioni di euro («molto, molto meno»), ha rivelato l’assessore Borgna che per realizzare l’operazione c’è voluto un anno, ha assicurato il sindaco che «sarà una festa per la città, anche se non si può prevedere quale sarà la situazione internazionale in quei giorni» e ha ringraziato La Regina che ha dato il benestare, anche se in conferenza il sovrintendente ha ricordato che «sarebbe ora di trovare una sede definitiva per queste manifestazioni, magari lo stadio Olimpico». Per ora, però, La Regina ha detto di sì al Colosseo, ma anche a Caracalla (dove tornerà l’Opera) ritornando su suoi vecchi no «perchè le condizioni sono cambiate». E, il Comune, ne approfitta per lanciare grandi progetti, non solo McCartney pur con tutte le cautele del caso («è un evento esclusivo e per un tipo di musica morbida adatta alla situazione, se arrivassero i Clash o i Kiss certo non li porteremmo lì» ha commentato Veltroni). «Sarà un’estate ricca di grandi eventi» dice il sindaco. Stamattina li presenterà uno per uno, così ieri ha glissato sulle voci dei concerti di Bob Dylan e Bruce Springsteen. Dylan sarà protagonista a luglio (il 12 o il 13 si dice), a piazza del Popolo per un concerto gratuito come nel passato è avvenuto prima per Paul Simon (a Villa Borghese) e poi per James Taylor (proprio a piazza del Popolo). Per Bruce Springsteen, invece, non sono ancora perse del tutto le speranze di aggiungere Roma alle altre due date italiane (l’8 Firenze e il 28 Milano), anche se ieri la Barley Arts che si occupa del suo tour ha smentito l’ipotesi.

Ecco la scaletta del concerto di Paul McCartney, salvo variazioni dell’ultimo minuto e imprevisti, che pesca quasi totalmente nel repertorio del vecchio quartetto di Liverpool:
The fool on the hill, Let it be, Sgt. Pepper, Yesterday, Hey Jude, Coming up, Driving rain, Lady Madonna, Hello goodbye, All my loving, Happy rollin', Back in the USSR, Carry that weight, The long and winding road, Blackbird, Eleonor Rigby, Can't buy my love, Here, There and Everywhere, Something, Here today, She's leaving home, Michelle, Live and let die, Band on the run, My love, I saw her standin' there.
Il repertorio ripercorre il disco doppio inciso dal vivo in America, “Back in the Us" ribattezzato per l’edizione europea "Back in the world". Nel disco per la prima volta Macca ha invertito l’ordine di firma in molte composizioni anteponendo il suo nome a quello di John Lennon, storicamente primo firmatario di tutte le loro canzoni.

Il Messaggero Giovedì 3 Aprile 2003

 

TELECOM ITALIA

Progetto Italia: Paul McCartney a Roma

Paul McCartney sarà a Roma il 10 e l’11 maggio 2003 per un esclusivo evento mondiale: due concerti offerti al pubblico italiano dal Comune di Roma e Telecom Italia.

Il 10 maggio sarà la prestigiosa cornice del Colosseo ad ospitare uno spettacolo di beneficenza creato ad hoc per questa serata. Paul McCartney darà infatti vita ad una performance unica, proponendo per questa straordinaria occasione un concerto acustico totalmente inedito. Lo spettacolo, fortemente voluto dallo stesso McCartney, sarà realizzato secondo i rigorosi canoni concessi dalla struttura, nell’assoluta armonia di questo spazio.
Sarà uno spettacolo per poche centinaia di spettatori paganti, il cui incasso sarà interamente devoluto in beneficenza a favore della Associazione “Adopt a Minefield” e della Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Roma, secondo modalità che Comune di Roma e Telecom Italia stanno mettendo a punto. Un momento molto importante in cui arte, musica e storia si uniscono alla solidarietà, genesi e scopo di questa serata. La meraviglia di uno dei monumenti più conosciuti nel mondo, la straordinaria grandezza di una delle star più amate dei nostri tempi, faranno di questo evento un momento memorabile.

Per il secondo appuntamento, Progetto Italia ha chiesto a McCartney di regalare a tutto il pubblico italiano un’indimenticabile serata. L’11 maggio, ai Fori Imperiali, a pochi passi dal monumento capitolino, sarà in scena l’unica data italiana di “Back in the world”. La serata sarà inoltre l’unica data europea completamente a porte aperte. Uno spettacolo titanico, un’operazione grandiosa che coinvolge centinaia di operatori per uno show della durata di due ore e mezza durante le quali verranno eseguite più di 30 canzoni.

Un’ opportunità unica per gli affezionati italiani e stranieri che, avendo come sfondo una delle più belle città del mondo, potranno ascoltare canzoni del repertorio dei Beatles alcune mai interpretate prima dal vivo, altre eseguite per la prima volta in Italia dopo lo storico ed unico concerto del gruppo del 24 giugno 1965 al Velodromo Vigorelli di Milano. Non mancheranno le canzoni del repertorio dei Wings e dei più recenti album del cantautore, come l’ultimo successo dal titolo Driving Rain.

Un progetto, che si è potuto realizzare grazie all’impegno di Telecom Italia, che ha curato e gestito direttamente tutti i rapporti con il team di Paul McCartney e grazie alla collaborazione e all’entusiasmo del Comune di Roma, che ha immediatamente colto lo spirito dell’iniziativa, garantendo allo spettacolo assolutamente unico ed irripetibile la straordinaria cornice di Roma e del Colosseo.

Paul McCartney arriva a Roma dopo una lunga stagione di successi internazionali. Il suo tour “Back in the US”, che lo ha portato attraverso l’America, il Messico e il Giappone nel 2002, ha superato ogni record di vendite al botteghino ed ha ottenuto importanti riconoscimenti come il premio ‘Tour of the Year’ assegnato dalla rivista Billboard. Un milione di spettatori complessivi. Due dischi di platino per l’album Back in the US e tre dischi di platino per il DVD del concerto sono solo alcuni numeri che testimoniano il grande successo del tour mondiale che dopo dieci anni ha riportato Paul McCartney a suonare dal vivo.

TELECOM ITALIA 2 aprile 2003

 

Enciclopedia video dei Beatles in cinque dvd

Beatles Anthology, che segue i cd con la storia dei quattro di Liverpool, è una raccolta imperdibile per tutti i fan

ROMA - Tutti i fan dei Beatles non possono perdere i cinque dvd usciti lunedì 31 marzo sulla storia del gruppo, con immagini inedite. «Beatles Anthology» raccoglie l'intera opera dei quattro di Liverpool più un capitolo con i filmati inediti delle ultime jam sessions di Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr alle prese con brani di altri autori. I cinque dvd seguono la pubblicazione avvenuta nel 1995, della «Beatles Anthology», i cd con la storia dei Beatles e due inediti, «Free as a Bird» e «Real Love».

DIECI ORE - Quelle dieci ore vengono ora pubblicate in quattro dvd con l'aggiunta di un altro comprendente 81 minuti, la maggior parte di essi inedita. In particolare si tratta delle sessioni filmate nei dodici mesi in cui Paul, George e Ringo si incontrarono privatamente negli Abbey Road Studios: il loro ricordo dei primissimi giorni, le riflessioni su come riuscirono a produrre la loro musica e i filmati in studio durante le registrazioni di Free as a Bird e Real Love. Nel quinto dvd, quello dedicato a queste ultime session, si vedono Paul, George e Ringo che cantano, suonano e ricordano con affetto i loro esordi, gli anni in cui condividevano la stessa stanza, il taglio di capelli, i Beatleboots, le prime automobili e l'incontro con Elvis Presley.

LA STORIA - I primi quattro dvd raccontano invece la storia dei Beatles: si parte con il primo periodo, 1940, anno della nascita di Ringo Starr, fino al 1964, i ricordi sulle rispettive famiglie, il racconto di John e Paul del loro primo incontro alla festa parrocchiale di Woolton, le gelosie seguite all'inclusione di Stuart Sutcliffe nel gruppo, i viaggi ad Amburgo di cui John, Paul e George ricordano le anfetamine e le spogliarelliste, il ritorno a Liverpool, la prima fallimentare audizione, il primo successo con «Love me do» e l'arrivo dei fan.
Tutto dedicato al biennio 1964-65 il secondo dvd: i Beatles sono ormai il gruppo più famoso del mondo, compaiono all'Ed Sullivan Show in Usa e vengono anche accusati di essere il più ingegnoso nuovo prodotto di esportazione della Gran Bretagna, l'incontro con Bob Dylan e con un pubblico sotto l'effetto della marijuana e i primi segni di stanchezza: «A quell'epoca - ricorda Lennon nel filmato - facevamo costantemente uso di marijuana, la fumavamo anche a colazione e nessuno riusciva più a comunicare con noi perché eravamo quattro fuori di testa che ridacchiavano tutto il tempo». Nel terzo dvd c'è il biennio 1965-66: la visita ad Elvis Presley nella sua casa di Los Angeles, i contatti con la filosofia indiana e l'Lsd, conosciuta attraverso un dentista: «Ce l'ha messo nel caffè e ci ha detto 'Vi consiglio di non muovervi di qui'», racconta John. E ancora la prima tournee giapponese, il tormentato viaggio a Manila, la dichiarazione di Lennon, «Siamo più grandi di Gesù» che provoca la ribellione del sud degli Stati Uniti con i dj che invitano i fan a bruciare i dischi dei Beatles e le minacce del Ku Klux Klan.
Infine il dvd numero 4 con la morte di Brian Epstein, l'arrivo di Yoko Ono, le tensioni nel gruppo e la fine della band.

 31 marzo 2003

 

Paul Mc Cartney in tour

Trionfale debutto europeo di McCartney

Riecco i Beatles sul palco, ne mancano solo tre

Paul a Parigi con «Back In The World»: un lungo concerto imperniato sulla memoria storica del quartetto di Liverpool

PARIGI - Forse il titolo più giusto per questo show che ieri sera è approdato in Europa mandando in visibilio 17.000 fortunati all’Omnisport di Bercy, l’ha fatto il Japan Times nel novembre scorso: «I Fab Four — meno tre — di nuovo in Giappone». Perché questo è il senso di «Back In The World»: la memoria storica di una generazione attraverso una celebrazione beatlesiana a tutto campo. Messa in scena da colui che, non da oggi, riesce a ricreare i suoni e le atmosfere assai vicine, quando non identiche, a quelle originali. Se nel tour degli anni Ottanta Paul esitava ad assumersi questo ruolo di depositario della memoria storica e sonora del quartetto, evitando di inserire nello show canzoni troppo legate a John Lennon, ora, dopo la morte di George Harrison, abbandona ogni prudenza e mette in scena in oltre due ore e 30 tutti i grandi successi dei Beatles.

L’avvio con «Hello Goodbye» (e tra il pubblico c’è Sting che fa il coro). E’ una celebrazione plateale, sfacciata, da tempo attesa che si avvale di immagini in bianco e nero, di plateali raffronti con il passato remoto. Alle spalle di Paul, infatti, maxi schermi mostrano video della sua giovinezza, con i Beatles e i Wings. Per «I Saw Her Standing There» le immagini si fanno in bianco e nero, proprio nello stesso modo in cui molti fan l’hanno vista cantare per la prima volta. La platea s’infiamma giustamente per «Yesterday», «Hey Jude» e «Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band». I fan storici vengono gratificati da «Getting Better» offerta dal vivo per la prima volta. McCartney appare più che mai distante dal rock che canta rabbia e frustrazioni: amore e ottimismo dominano lo show, anche se non manca il rimpianto per chi non c’è più. «Here Today» suona tributo a Lennon, «Something» viene accompagnata con l’ukulele ricevuto in regalo da Harrison e «My Love» viene dedicata all’ex moglie Linda.
I momenti migliori arrivano quando McCartney si concede libertà interpretative, come nel set acustico posto a metà scaletta: «Mother Nature’s Son», «Here, There And Everywhere» e «We Can Work It Out», le esegue da solo con la chitarra acustica, «Fool On The Hill» al pianoforte, in un clima di intimità e confidenza col pubblico. Accompagnato da una band di giovani e validi musicisti, che potrebbero essere suoi figli, (Rusty Anderson e Brian Ray alle chitarre, Paul «Wix» Wickens alle tastiere e Abe Laboriel Jr. alle percussioni) riesce a confermare che il repertorio beatlesiano è senza tempo. Nelle sue mani «Can’t Buy Me Love» ed «Eleanor Rigby» suonano fresche e moderne. Laboriel Jr. riesce a catturare il beat di Ringo Starr e Anderson suona rispettabili variazioni delle originali linee di chitarra.
«Live And Let Die» è fra le canzoni che in questo senso acquistano nuovo spessore: Paul parte da solo al pianoforte, per poi lasciarsi andare in un crescendo. A volte l’approccio di Paul appare «reverenziale»: è il caso di «Let It Be» e «The Long And Winding Road», dove nemmeno l’autore osa la più piccola variazione. Del periodo con i Wings «Let Me Roll It» e «Band On The Run» vengono riproposte con verve. Inutile la performance di danzatori-acrobati che dovrebbe scaldare il pubblico in apertura. McCartney appare sempre in ottima forma fisica e vocale, a parte la tendenza a compensare lo sforzo vocale con una accentuazione dei toni dolci. Il programma di sala ieri indicava una sola data italiana: l’11 maggio a Roma. Ma si parla di trattative con un grande sponsor per due serate: una gratuita e una a inviti.
MARIO LUZZATTO FEGIZ

 26 marzo 2003

 

“Ringo Rama", torna Starr

ESCE IL CD

ROMA - Si intitola "Ringo Rama" il nuovo album di Ringo Starr che uscirà il 31 marzo. L'ex batterista dei Beatles ha registrato tredici nuove canzoni (tutte con la sua firma) avvalendosi della collaborazione di grandi firme come Eric Clapton, David Gilmour dei Pink Floyd, Willie Nelson e del jazzista Charlie Haden. Tra rock'n'roll, humour e divertimento, Ringo lancerà il singolo "Never without you" (Mai senza di te) da venerdì. Si tratta di una canzone dal sapore beatlesiano dedicata all'amico George Harrison («il mondo non ti dimenticherà mai) e arricchita da un assolo di Eric Clapton. La prima tiratura dell'album contiene un Dvd di oltre quaranta minuti con un documentario che testimonia le fasi della creazione di Ringo Rama.

Il Messaggero Mercoledì 26 Marzo 2003

 

McCartney, dove volano le emozioni

Il musicista inizia al Palais Omnisport il suo tour europeo ed è un trionfo. Un supershow con ottima acustica, luci di grande effetto e 27 schermi.
Da “Yesterday" a “My Love" l’ex Beatle fa sognare i tredicimila fans di Parigi.
PARIGI - "Il miglior tour dell’anno" secondo la prestigiosa rivista musicale Usa Billboard? "Il più grande spettacolo di successi mai visto sulla Terra"? Non eccediamo, per cortesia, voliamo bassi: magari il più formidabile karaoke beatlesiano e wingsiano. O, è la realtà, Sir Paul McCartney. Ieri. Oggi. Domani.
L’aver messo il suo cognome prima di quello del defunto John Lennon, ce l’aveva reso, caro ex bassista dei Beatles, odioso: il giudizio si è in parte affievolito dopo averla vista in azione ieri sera in occasione del debutto del tour europeo al Palais Omnisport di Bercy davanti a 13mila persone felici di fare un viaggio nel tempo con l’"eterno ragazzo", McCartney, che per questo Back in the world tour - seguito dei concerti Usa dello scorso anno che gli sono valsi il primo posto nella hit degli incassi, oltre 72 milioni di dollari guadagnati in 50 date, un milione di spettatori e il triplo disco di platino per il bellissimo Dvd tratto dagli shows, Back in the Usa - ha rispolverato le pagine più belle dei gruppi nei quali ha militato, Beatles e Wings.
Che spettacolo sarà l’11 maggio al Colosseo - la data è inserita nel tour book ufficiale - il 61enne musicista liverpuldiano - vuol dire nato a Liverpool, ndr - futuro padre merita più d’ogni altro di suonarvi (nei pressi sarebbe meglio per evitar danni), dato che è l’unico vero colosso della musica rock e pop. Ancor più dopo lo show parigino dove ha avvinto, conquistato e vinto. Quel che ha risparmiato sul gruppo - Paul "Wix" Wickens, a tastiere e fisarmonica, eccelle, buono il mastodontico batterista Abraham Laboriel junior, senza lodi e molti infamie gli immaturi chitarristi, Rusty Anderson e Bryan Ray - lo ha buttato nello spettacolo: palco nero gigantesco, 27 schermi con filmati d’epoca e colori, amplificazione e luci d’eccezione, ballerine, figuranti, ricchi costumi, palloni coprono la pochezza dei comprimari ma, d’altronde, si è lì per Paul. Come autore immenso, cantante, musicista, mancino implacabile a basso, chitarra acustica e ritmica, pianoforte (quello coloratissimo del Magical Mystery Tour). E lui c’è. Ambasciatore di pace a tempo di rock e pop, Paul rappresenta il nostro passato più liberatorio e spensierato, con la sua musica vuole alleviare i tetri giorni odierni. Ci riesce. Emoziona, diverte, intrattiene. Rende malinconici eppur felici. Fa tornare ragazzi (e vi par poco?). Quasi tre ore di canzoni indimenticabili: ecco la sua infallibile ricetta. Gli ingredienti di base?
Tenetevi forte. The fool on the hill. Let it be. Sgt. Pepper. Yesterday. Hey Jude, con coro finale. Coming up. La nuova, resistibile Driving rain. Lady Madonna. Hello goodbye. All my loving. Le rockissime Happy rollin’ e Back in the USSR (magari). Carry that weight. The long and winding road. Blackbird. Eleonor Rigby. Non vi basta? Can’t buy my love, sconquassante. Here. There. Everywhere. Something, proposta con l’ukulele, come omaggio a Harrison che la scrisse. Here today, per John. She’s leaving home. Michelle. Non vi basta? Deve infierire? Jet, folgorante brano iniziale. Live and let die, Bond, fortissimamente James Bond. Band on the run. My love, scritti, per gli Wings, con l’amata, defunta moglie Linda, dedicata a lei e all’attuale consorte, in sala, Heather Mills.
Supershow. Scontato, certo. Sofferto, a tratti. Storico, sempre. Di questi tempi ci si aggrappa ai sogni - soprattutto di pace, evocata da Bryan e due bandiere arcobaleno tra il pubblico - e quelli che evoca McCartney sono capaci di regalarci allegria, brividi, lacrime, rabbia, ricordi. Nel finale Paul, stanco e sudato ma soddisfatto, ha intonato I saw her standin’ there, l’ho vista là, in piedi. Anche noi l’abbiamo intravista, lassù, la sua Linda. E John. E George, Harrison, l’ultimo ad averci fatto piangere. Sorridevano, canticchiavano. Come solo i matti sulle colline. O gli amori volati via dannatamente troppo presto, sono capaci di fare. Paul, se si sono divertiti loro...

PAOLO ZACCAGNINI

Il Messaggero Mercoledì 26 Marzo 2003

 

McCartney suonerà davanti al Colosseo

Avrà lo sfondo del Colosseo il grande concerto gratuito che Sir Paul McCartney ha in serbo per Roma il 10 maggio. «È il posto più incredibile che si possa immaginare - ha detto l'ex Beatle all'Evening Standard - per un'esibizione dal vivo». Il musicista ha parlato del suo rapporto con John Lennon e di Here Today, una canzone che aveva scritto per lui dopo la sua uccisione nel 1980: «Quando qualcuno muore ci sono molte cose che vorresti avere detto. Quando il mio caro amico John morì, scrissi questo brano come una sorta di lettera per dirgli ciò che avrei voluto dirgli, ma non gli avevo mai detto». Saranno i fan britannici ad avere per primi l'opportunità di sentire dal vivo Here Today, in occasione del tour inglese che inizia il 18 aprile a Londra.

(Il Messaggero Martedì 25 Marzo 2003 )

 

Esce lunedì 31 il dvd dei Beatles con un brano inedito di McCartney

LONDRA — Si intitola Thinking of linking la canzone inedita, scritta da Paul McCartney quando aveva 16 anni, contenuta nel nuovo dvd che sarà pubblicato il 31 marzo prossimo. Il dvd è la nuova versione di Anthology e contiene 81 minuti di materiale mai visto finora e realizzato in parte nello studio di registrazione della villa in Inghilterra di George Harrison.

(Il Messaggero Venerdì 21 Marzo 2003)

 

McCartney in maggio canta sulla Piazza Rossa

MOSCA — Paul McCartney si esibirà il 24 maggio sulla Piazza Rossa di Mosca, all’ombra del Cremlino. La data del concerto è stata annunciata dagli organizzatori russi. I biglietti saranno in vendita da aprile e costeranno tra i 20 e i 200 dollari. Per McCartney si tratterà della prima esibizione a Mosca. Un precedente tentativo era andato a vuoto ancora in epoca sovietica: era il 1980 e McCartney si offrì di cantare durante le Olimpiadi.

(Il Messaggero Giovedì 20 Marzo 2003)

 

McCartney in concerto. Forse al Colosseo

di MARCO MOLENDINI
ROMA - Sir Paul McCartney, baronetto del Regno Unito, superstite del più celebre quartetto del secolo passato, ha già detto "yes" con entusiasmo. È pronto a portare il suo gruppo e le sue canzoni (le più celebri, quelle per cui ha preteso che la sua firma, dopo quattro decenni, precedesse quella del vecchio socio John Lennon) all’ombra del Colosseo. Forse proprio sotto le mura dell’Anfiteatro Flavio. In ogni caso, l’ex Beatle sarà a Roma (l’ultima risale all’89) per un concerto gratuito il prossimo 10 maggio. Ad assicurarlo sono «fonti vicine» allo sponsor, ovvero Telecom, pronta a pagare il musicista e la sua band.
Si tratterebbe di una sorta di anteprima dell’Estate romana e potrebbe segnare un fatto storico: l’apertura del vecchio Anfiteatro Flavio al pop. Un evento per la città che, però, avrebbe dovuto essere annunciato più in là. Così, ieri, c’è stata una sorta di balletto fra conferme e smentite. Alla fine, lo sponsor l’ha, sia pure indirettamente, confermata, mentre il Comune ha continuato a negare. «Non è previsto alcun concerto di Paul McCartney al Colosseo» sosteneva ieri pomeriggio il Campidoglio, probabilmente preoccupato che la notizia fosse filtrata prima che siano superati tutti i nodi burocratici.
Certo, un avvenimento del genere, per di più gratuito, coinvoglierà un bel po’ di pubblico (l’anno scorso, Paul Simon al Galoppatoio raccolse 50 mila persone). Già ieri, nonostante la contraddittorietà dei flash di agenzia, i fans hanno cominciato a mobilitarsi (e il club ufficiale dei Beatles è stato tempestato di telefonate dai suoi associati che chiedevano l’organizzazione di pullman per raggiungere Roma il 10 maggio). Dunque, sorge il problema del come. L’utilizzazione dell’interno del monumento crea problemi di capienza, di struttura e di conservazione (a meno che non si rispolveri l’idea, già prospettata dal Sindaco, di un concerto acustico per una platea ridotta, con schermi giganti che trasmettono suoni e immagini all’esterno). Oppure, potrebbe essere ripristinata la vecchia idea, sperimentata in anni non lontani, di un palco con il Colosseo come fondale e via dei Fori che funge da immensa platea. Formula che, a un certo punto, venne abbandonata perché la sovrintendenza non dette più l’autorizzazione.
La collaborazione fra Campidoglio e Sovrintendenza, però, in questi ultimi anni ha marciato in piena armonia. Anche Caracalla è stata restituita alla musica. E lo stesso Colosseo ha ospitato concerti e manifestazioni. Insomma, il sovrintendente Adriano La Regina si è mostrato disponibile: «È solo la fine di un equivoco - ha spiegato l’anno scorso -. Non sono mai stato contrario ad utilizzare con accortezza i monumenti come luoghi di spettacolo. Mi sono sempre opposto, invece, ad un uso stravolgente e pervasivo, che calpesta le esigenze primarie di conservazione, stravolge la storia e l'immagine di un monumento, lo avvilisce a quinta di raduni di massa». Ecco, semmai, ci sarà da discutere con lui su questo ultimo punto. Altrimenti il concerto di Sir Paul potrebbe traslocare altrove (al Galoppatoio, per esempio).
Del resto, dall’inizio del suo mandato Veltroni mostra il desiderio di utilizzare l’anfiteatro, simbolo universale della città, per manifestazioni musicali. Aveva dapprima pensato al jazz, poi, l’estate scorsa, aveva vagheggiato la possibilità di ospitare Sting e proprio McCartney. Quanto a Paul, il sessantenne baronetto in primavera-estate sarà nel pieno della sua lunga tournée europea che coincide con l’uscita (prevista per il 17 marzo) nel Vecchio Continente del suo ultimo album, Back in the Us 2002, registrato nel corso dei concerti americani.
Nel disco vengono riproposti, ancora una volta, i suoi grandi successi (da Yesterday a Eleonor Rigby, a Fool on the hill, Here, there and everywhere, Hey Jude, Let it be, The long and winding road e così via). Un’operazione che ha già dato frutti abbondanti, con 100 milioni di dollari incassati ai botteghini dei concerti.

(Il Messaggero Domenica 9 febbraio 2003)

 

BBC News UK Edition

Saturday, 30 November, 2002, 00:51 GMT

Stars and friends remember Harrison

Fans' tributes to Harrison in Liverpool on Friday

Sir Paul McCartney and Ringo Starr led an all-star tribute concert to George Harrison in London, marking the first anniversary of the Beatle's death.

The two remaining Beatles were joined on stage by Harrison's son Dhani to reprise his hits in the Concert For George at the Royal Albert Hall, as Beatles fans worldwide paused to remember the band's guitarist.

Harrison died aged 58 in November 2001 after losing his battle against cancer.

Other stars, friends and collaborators also played his music, bringing both cheers and tears to the 5,000-strong audience, which included the Beatles' original producer Sir George Martin.

Shankar tribute

The first part of the show was specially composed by Ravi Shankar, Harrison's musical guru in his Beatles days.

Shankar told the audience: "I strongly feel that George is here tonight.

"How can he not be here when all of us who loved him so much have assembled all together to sing for him and play music for him."

As the smell of lighted incense filled the air, the sound of the sitar played by Shankar's daughter Anoushka resonated around the auditorium - a sound reminiscent of many of Harrison's Beatles compositions.

Eric Clapton, the musical director for the night, kicked off the Beatles hits to a huge cheer with a rousing rendition of I Want To Tell You, before being joined on stage by Dhani Harrison for Here Comes The Sun.

Tom Petty and the Heartbreakers played Taxman, with Jools Holland on piano and Sam Brown supporting.

Applause

Clapton had the crowd on its feet to a standing ovation with the words: "Ladies and gentlemen, Ringo Starr," before the former Beatle ran on stage to huge applause.

He saluted the crowd before singing Photograph, which he co-wrote with Harrison, as Clapton, Jeff Lynne and Dhani played guitar.

Later, Starr joined Sir Paul McCartney to play the Beatles' hit PS I Love You. Sir Paul then brought a massive cheer from the crowd with the opening strains of Harrison's love song, Something.

He was joined on guitar by Dhani and Clapton, with Starr on drums.

After another standing ovation Sir Paul then played piano and Clapton sang to While My Guitar Gently Weeps, before ending with a two-minute guitar solo.

Dhani on guitar then started off My Sweet Lord, sang by Sam Brown, with fans clapping and dancing along.

Sir Paul told the crowd: "Olivia just said with Dhani on stage it looks like we all got old and George stayed young."

Dhani told the audience: "I just want from the bottom of my heart to thank all the musicians, you are my dad's best friends, he loves you. God bless you all."

Confetti

All the artists in the show, including Jeff Lynne with The Travelling Wilburys, and Billy Preston filed on stage for the final song of the night, a specially recorded number, I'll See You In My Dreams.

Joe Brown, who played on some of Harrison's albums, played the ukulele as all the artists joined in with confetti swirling around them.

Brown said: "It's designed to send you home with a smile on your face and a little bit of love in your heart."

The mood was lightened during part of the show with two sketches from Harrison's Monty Python friends.

Michael Palin, wearing a checked shirt, was accompanied by a choir dressed as Canadian Mounties as he gave a rousing rendition of The Lumberjack Song, to laughter and applause.

Stars in the audience included director Tim Burton, actress Helena Bonham Carter, Annie Lennox and Bob Geldof.

Hundreds of ticketless fans milled outside the venue before the show. Tickets for the event sold out within an hour and ticket touts outside were exchanging £150 tickets for as much as £700.

Most of the world's press were kept away from the concert itself, reflecting the desires of a private man who hated the attentions of the media.

Money raised from the night is going to the charity Harrison founded in 1973, The Material World Charitable Foundation. 

 

BBC News UK Edition

 Friday, 29 November, 2002, 08:14 GMT

Stars' farewell to a friend

 The concert marks one year since Harrison's death

A year to the day since George Harrison's death, his closest musical friends are lining up on stage at London's Royal Albert Hall to pay their respects. BBC News Online looks at the line-up.

Surviving Beatles Sir Paul McCartney and Ringo Starr will join Eric Clapton, Ravi Shankar and a host of stars to pay tribute to former Beatle George Harrison.

Jools Holland, Tom Petty and Jeff Lynne will perform alongside Harrison's pals from TV comedy Monty Python's Flying Circus for the three-and-a-half-hour show celebrating his life and work.

Fans can expect some of Harrison's best-known compositions as well as a handful of his favourite songs penned by other writers.

It seems a fair bet that his friends will run through a chorus or two of My Sweet Lord, Harrison's biggest hit and the song that came to capture his spirit after his death from cancer on 29 November last year at the age of 58.

There are plenty of guitar heroes on hand to replicate the languid phrasing of his best-known love song Something, or the upbeat drive of Got My Mind Set On You.

Posthumous

Clapton, the show's musical director, might reasonably be tempted to recreate the solo part he made his own on Harrison's White Album opus, While My Guitar Gently Weeps.

Harrison's former side project, The Traveling Wilburys, are represented by co-member Tom Petty, and by Jeff Lynne who helped to produce Harrison's posthumous album Brainwashed with his son Dhani.

There have been persistent rumours that Harrison's long-time friend Bob Dylan will also show up, but this is thought to be unlikely.

It is thought Jools Holland and Joe Brown may perform the old-time standard The Devil And The Deep Blue Sea, their collaboration with Harrison on Brainwashed.

Bankrolled

If the audience is in danger of getting a little too misty-eyed, un-named Pythons will be on hand to administer some of Harrison's beloved comedy.

He was a particularly close friend of Python member Eric Idle, and his film production company Handmade bankrolled the Pythons' 1979 film Life Of Brian.

The real treat for Friday's 5,000 paying guests is expected to be the reunion of the two remaining Beatles alongside Harrison's musical guru, Ravi Shankar.

It was Shankar, now 82, who introduced Harrison to the sitar and helped to define his unique sound inside the world's biggest group on tracks such as Within You, Without You and Love You To.

Foundation

Harrison spent most of his final years at home with his family in Oxfordshire, but was reunited briefly with McCartney and Starr for the Beatles Anthology project in the 1990s.

Profits from Friday's show will be given to The Material World Charitable Foundation set up by Harrison three years after The Beatles broke up.

Tickets, priced up to £150, have long since sold out - and are reportedly changing hands for as much as £1,000 on the black market.

What Harrison would have made of the touts cashing in on his musical wake is difficult to determine.

Profit

Although famed for his dry sense of humour, he was entirely serious about the charity he established in 1973 to support the arts, music, education and people with special needs.

His widow, Olivia, has had harsh words for the racketeers, saying: "I am extremely disappointed to discover that some people have bought tickets for the tribute concert only so they can sell them on for a profit.

"This completely goes against the spirit in which this celebration was conceived.

"I only hope that the people who intend to sell these tickets on will donate the profits to our charity or to another charity."

 

A R T S / M U S I C
His Guitar Gently Wept
Harrison's final album is mystical and lovely
By JOSH TYRANGIEL

Monday, Nov. 25, 2002
Death can do quite a number on a pop song. Pop lyrics are usually just convenient rhymes, but the demise of their author inspires many listeners to riffle through the back catalog in search of foreshadowing — the spookier the better. For instance, when Jeff Buckley, who walked into the Mississippi River one evening and never walked out, sang, "This is our last goodbye," he must have known he had a watery grave in his future, right? And when Kurt Cobain growled, "I swear that I don't have a gun," he was just being gruesomely ironic.

Retrospective analysis can get pretty goofy, but in the case of George Harrison, who really did know he was dying when he wrote his last album, Brainwashed (Capitol), it's unavoidable. During his lifetime, Harrison tested the limits of human patience with his fetish for Zen homilies, and in his final act as a songwriter he has left mystical portent in every rhyme. On Any Road, Harrison rasps, "I keep traveling around the bend/There was no beginning, there is no end." On Stuck Inside a Cloud he takes the mike with him to the great beyond: "Talking to myself/Crying out loud/Only I can hear me/I'm stuck inside a cloud."

The good news is that Zen homilies and pop lyrics aren't all that different. Bless the folks who want to parse every word for reincarnative innuendo, but if you left your inner pothead in a different decade, you can still wander through Brainwashed without feeling like the new guy at Brahman camp. Treat it with the blithe spirit of some of Harrison's other larks, like the Traveling Wilburys or his 1987 cover of Got My Mind Set on You, and you will find yourself having a fine time. Harrison could always write a memorable guitar line, and he does some exquisite work here, turning in a particularly nifty slide on Marwa Blues. Harrison's voice, weakened by cancer, barely gets above the music on many tracks, but if you listen closely, you can hear him dancing through the easy melodies. Or, you can hear whatever you like.

From the Nov. 25, 2002 issue of TIME magazine

 

 Review: Harrison's 'Brainwashed' poignant

By Tom Sinclair

Entertainment Weekly

Wednesday, November 20, 2002 Posted: 1:47 PM EST (1847 GMT)

(Entertainment Weekly) -- It's almost impossible not to view a posthumous album by a recently deceased ex-Beatle through a prism of nostalgia and sorrow.

One suspects that even if ''Brainwashed,'' the final studio effort from George Harrison, were a duff disc, critics would cut it a mile of slack. So it's nice to report that Harrison's last will and testament stacks up remarkably well against the rest of his oeuvre.

Produced by old bud (and ex-Traveling Wilburys bandmate) Jeff Lynne and Harrison's son, Dhani, it's suffused with the quiet Beatle's trademark warmth, candor, and goodwill. Harrison's graceful, swooping guitar lines glide plangently over the proceedings, reminding us that he was one of rock's most distinctive axmen. And his voice, of course, is that of an old, dearly beloved friend.

''Stuck Inside a Cloud,'' the first single, embodies the essence of Harrison's sweetness. ''Never been so crazy/But I've never felt so sure/I wish I had the answer to give/Don't even have the cure,'' he sings, somehow making rubbery befuddlement sound like a state of grace.

Indeed, Harrison's Zenlike acceptance of life's mysteries and injustices was always key to his appeal. In other hands, a lyric like ''down upon my knees/looking for my life'' might evoke despair or self-abasement; here, it signifies beatitude.

''But oooeee it's a game/Sometimes you're cool/Sometimes you're lame,'' he sings on the perky ''Any Road,'' coining a perfectly serviceable and quietly profound mantra.

On the instrumental ''Marwa Blues,'' Harrison lets his slide guitar do the talking, while a tasteful string arrangement provides counterpoint. He hauls out a ukulele and flips the script by covering the moldy oldie ''Between the Devil and the Deep Blue Sea,'' and damn if it doesn't sound swell.