Indagine sulla presunta morte di Paul

 

 

 

"Le voci sulla mia morte sono oltremodo esagerate.
Comunque, se fossi morto, sarei stato sicuramente l’ultimo a saperlo".

Paul McCartney, da un’intervista a "Life", 1969

 

Da bravi e fedeli fan dei Beatles, certamente conoscete la leggenda in circolazione da circa trent’anni, secondo la quale Paul McCartney sarebbe morto in un incidente stradale e rimpiazzato da un sosia.

Naturalmente non ci credo. Lo stesso immagino della stragrande maggioranza di voi che mi state leggendo.

Ma come nacque questa voce? Come tutte le leggende metropolitane (di gran moda presso gli anglosassoni, va detto) è possibile che essa abbia viaggiato "underground" per settimane, o addirittura per mesi, prima di uscire allo scoperto. Comunque, possiamo far risalire data e luogo in cui la notizia ebbe il crisma della, diciamo, ufficialità, nel 1969 a Detroit. Dai microfoni di una radio della città del Michigan, infatti, una sera, il d.j. Russell Gibb annunciò la morte di Paul McCartney. Secondo Gibb gli indizi a riprova di quanto affermava si trovavano nelle copertine e nei testi delle canzoni dal 1966 in poi. La notizia, ripresa dalla stampa e dai network nazionali, fece rapidamente il giro del Nord America, e da lì si diffuse in tutto il mondo.

Stando ad una teoria di segno opposto, invece, la voce sarebbe stata creata ad arte dallo staff dei Beatles allo scopo di incrementare le vendite dei loro LP. Francamente non credo neppure a questa voce, per motivi facilmente immaginabili. Nel 1969 i Beatles erano giunti a un livello di notorietà tale che gli anchorman televisivi di mezzo mondo facevano a gara per averli nei loro programmi. Dunque credo che essi non avessero bisogno di tale forma di pubblicità (benché, lo riconosco, sarebbe stata molto efficace: una voce messa in circolazione a costo zero, con altissima presa sul pubblico e grandi vendite. Il massimo per un pubblicitario...).

Ma stiamo ai fatti (si fa per dire). Cosa dice esattamente questa leggenda? A beneficio di quei pochi che ancora non la conoscono farò un breve riassunto. Da questo momento in avanti uso l’indicativo per comodità di trattazione, ma è d’obbligo il condizionale.

Un mercoledì mattina, alle cinque (a Liverpool? A Londra? In che anno?), Paul McCartney incontrò un’autostoppista, di nome Rita, sotto la pioggia. Accompagnatala a casa, in una zona da lui poco conosciuta, fece per tornare a casa sua e, mentre impegnava un incrocio cieco, non si accorse del semaforo diventato, nel frattempo, rosso. Trovatosi di fronte un grosso camion, Paul frenò, ma l’asfalto viscido non gli permise di fermarsi in tempo, sicché egli sbatté violentemente contro il pesante mezzo. Nell’urto Paul sfondò con la testa il parabrezza, il quale lo decapitò. Il camionista, avendo riconosciuto Paul McCartney, telefonò a un cugino che aveva contatti con lo staff dei Beatles e si fece dare il telefono di Brian Epstein, manager del gruppo. Quindi gli telefonò. Epstein chiamò Ron White, un dirigente della EMI, la casa discografica dei Beatles, ed entrambi si precipitarono sul luogo del sinistro. Non appena White si accorse che il camionista era l’unico testimone dell’incidente lo congedò; poi propose a Epstein di tenere nascosta la notizia e di seppellire Paul in segreto e senza clamori. Un sosia lo avrebbe sostituito. Il sosia era già bell’e pronto: tale William Campbell (alias Billy Shears: vedi "Sgt. Pepper’s…."), vincitore di un concorso indetto dalla EMI per premiare i migliori sosia della band. Dopo un procedimento di plastica facciale, per dare alcuni ritocchi all’immagine, e numerose sedute di addestramento, per apprendere il comportamento del defunto, Campbell era pronto a sostituirsi a McCartney. Nessuno si accorse della sostituzione. Nessuno, tranne John Lennon. Questi, accortosi che qualcosa non quadrava, avrebbe affrontato Epstein, il quale, incapace di tenersi il segreto, rivelò la messinscena, a patto che Lennon non lo rivelasse a nessuno. Di malavoglia Lennon acconsentì, ma, siccome era convinto che i fan dovessero conoscere la verità, inserì nei testi delle canzoni, nelle copertine e nei libretti acclusi (i cosiddetti "booklet") agli album, numerosi indizi che servissero a dare indicazioni sulla fine che aveva fatto Paul. Da lì nacquero le voci.

A parte la rispondenza o meno dei presunti indizi seminati qua e là da John Lennon, cosa c’è che non quadra in questa storia? La risposta è: "Tutto!". Innanzitutto il luogo; si potrebbe pensare, visto che si parla di White, manager della EMI, che l’incidente sia avvenuto a Londra (cosa ci farebbe a Liverpool? Gli studi erano a Londra…), e va bene. Ma che McCartney sia andato a sbattere contro un camion il cui conducente aveva un cugino in contatto con lo staff del complesso (in una città di 6 milioni di abitanti) è una coincidenza un po’ bizzarra. Senza contare che non si troverebbe neppure un rapporto di polizia che riporta l’incidente. Credo che un incidente alle cinque del mattino non passi inosservato, soprattutto perché sveglierebbe mezzo quartiere, e qualche cittadino ligio alla legge chiamerebbe la polizia (ricordatevi che stiamo parlando della Gran Bretagna). Inoltre, mi rendo conto che al mondo possono accadere le cose più bizzarre, ma, tenendo conto che negli anni ’60 le comunicazioni cellulari erano di là da venire, se l’incidente è avvenuto alle cinque, facendo due calcoli possiamo ipotizzare che, tra il trovare il camionista un telefono, chiamare suo cugino per farsi dare il numero di Epstein, avvertire Epstein, Epstein chiamare White, Epstein e White arrivare sul luogo del sinistro, sono passati almeno trenta-quarantacinque minuti. E tutto questo senza che nessun altro passasse per quell’incrocio. Anche tra le cinque e le sei del mattino, in una città come Londra, qualcuno passa…

Ma ammettiamo che sia andata così come dicono le voci. Quali sarebbero le prove? Chi sostiene la teoria della sostituzione di persona porta, a sostegno della tesi, gli indizi che si troverebbero negli album usciti, come detto, dal 1966 in avanti. C’è anche chi, più ragionevolmente, ha dato spiegazioni più verosimili di tali "indizi". Ovviamente, il fatto che molti di questi cosiddetti indizi non abbiano una spiegazione verosimile non vuol dire nulla. Probabilmente non hanno senso e basta. Qui di seguito darò conto degli indizi più significativi e, a seguire, delle loro spiegazioni più ragionevoli.

The Butcher Album (ripubblicato come "Yesterday and Today), 1966

                               

Sulla copertina di "Yesterday and Today" Paul McCartney è seduto in un baule, circondato dai tre compagni. Girate la copertina di novanta gradi verso sinistra e Paul sembrerà deposto in una bara.

In realtà, dopo le accuse di cattivo gusto (in effetti, a mio avviso, giustificate, ma ognuno è libero di pensarla come crede) della copertina di "Butcher" (in inglese "Macellaio"), i Beatles furono costretti a rifarla in fretta e furia. Nell’occasione rinominarono l’album. Probabilmente non avevano tempo e, trovando nello studio fotografico un baule, lo utilizzarono per il foto set.

Altri indizi si troverebbero nelle canzoni "Yesterday", "Dr. Robert", "Nowhere Man", "And Your Bird Can Sing".

Revolver (1966)

Delle quattro facce in copertina, quella di Paul guarda altrove rispetto alle altre tre. Segno che si è allontanato dal gruppo.

Nella canzone "She Said, She Said", inoltre, c’è un verso che dice "I know what it’s like to be dead" (più o meno "So cosa significa essere come morto").

Quando i Beatles furono in vacanza in Florida ricevettero una visita da Peter Fonda, che raccontò di un recente e rischioso intervento chirurgico cui fu sottoposto. Raccontò di aver rischiato seriamente la morte nel corso dell’intervento e disse, appunto "I know what it’s like to be dead". Questo fatto ispirò la canzone "She Said, She Said" (Lei disse), che, peraltro, si chiamò così perché, a detta di John Lennon, suonava meglio di "He Said" (LUI disse).

Altri presunti indizi si troverebbero in "Taxman", "Got To Get You Into My Life", "Tomorrow Never Knows".

 

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (1967)

Uno dei più bei dischi della storia del rock, credo. Forse il più bello. E anche la copertina è una piccola opera d’arte. Ovviamente in mezzo a tanta ricchezza trova spazio anche la fantasia. Così c’è chi ha trovato una miriade di significati in questa copertina e nei testi delle canzoni di questo album.

La mano sulla testa di Paul è un antico simbolo di morte. E il fatto che Paul sia l’unico a imbracciare uno strumento di colore nero sembra confermarlo. Inoltre, sulla manica sinistra della sua uniforme, c’è un distintivo con la scritta "O.P.D.", formula usata dalla polizia britannica e che significa "Officially Pronunced Dead" (Dichiarato Ufficialmente Morto).

Il distintivo sembra riportare "O.P.D.", ma in realtà c’è scritto "O.P.P.", che sta per "Ontario Provincial Police, il corpo di polizia canadese della provincia dell’Ontario. Probabilmente serviva a dare una parvenza di marzialità all’uniforme. Per inciso, tra coloro che sostengono la teoria della morte di Paul McCartney, c’è chi dice che "O.P.P." sarebbe ugualmente una prova della sostituzione, perché William Campbell sarebbe di origine canadese e avrebbe lavorato nella polizia di quel paese. Ma qui mi sembra che ci si stia cimentando nella difficile arte dell’arrampicamento sugli specchi insaponati…

All’estrema destra della copertina c’è una bambola raffigurante Shirley Temple con un’automobilina in braccio. Guardando molto da vicino (lo ammetto, ci vuole occhio di falco, fantasia, pazienza e una grossa lente) si nota senza possibilità di equivoco che l’interno dell’automobile è rosso sangue. Il sangue di Paul, ça va sans dire. Inoltre, il florilegio usato per comporre la parola BEATLES termina con una lettera O piccola dopo la S. In inglese si leggerebbe "BE AT LESO". "Leso" sta per "Lesotho", paese membro del Commonwealth confinante con il Sudafrica, dove presumibilmente Paul sarebbe stato segretamente sepolto. A rappresentare la tomba di Paul c’è, sotto la parola BEATLES, la composizione floreale a forma di chitarra (o di basso, visto che Paul è bassista), che rappresenta in realtà una P. In realtà tutta la copertina rappresenta un funerale.

Si suppone, altresì, che la composizione sia realmente una chitarra, e che la scena raffiguri un concerto e non già un funerale. Inoltre non si capisce perché Paul dovrebbe essere sepolto in Lesotho, quando in Gran Bretagna esisterebbero migliaia di cimiteri dove seppellire senza clamori un anonima salma…

Sul retro copertina Paul è ripreso di spalle, simbolo del suo aver dato le spalle alla vita.

In realtà, quello raffigurato NON E’ PAUL (fermi là: non è neppure il suo sosia William Campbell o Billy Shears che dir si voglia): trattasi, più semplicemente, di Mal Evans, un collaboratore dello staff. Siccome il giorno della foto Paul McCartney era assente, gli altri tre misero a Evans, che di corporatura era simile, l’uniforme di Paul e probabilmente una parrucca. Fu fotografato di spalle per ovvii motivi. La canzone "A Day In The Life" descrive la decapitazione di Paul: infatti Lennon canta: "He blew his mind out in a car" , qualcosa tipo: "Gli è scoppiato il cervello" (in senso figurato) o "gli si è spenta la mente" in un’automobile, continuando con "nobody was really sure if he was from the house of Paul" (nessuno fu realmente sicuro che egli venisse da casa di Paul).

"Blew his mind out" era la descrizione di John Lennon, in quel periodo in preda a droghe in maniera tale che non avrebbe trovato la strada di casa neppure con un cane da cieco. Comunque, il seguito del verso è riferito a Tara Browne, amica dei Beatles ed erede della famiglia Guinness, morta in un incidente d’auto. La frase "the house of Paul" è in realtà "The House of Lords" (la Camera Alta britannica, detta appunto Camera dei Lord).

Altri indizi: dalla testa di Paul escono le parole "Without You" ("Senza di te", che è parte del titolo della canzone "Whitin You, Without You"). George Harrison indica col pollice "Wednesday morning at Five o’clock" ("mercoledì mattina alle cinque"). Si disse che, girando la copertina sottosopra, sarebbe apparso un numero da chiamare il mercoledì mattina alle cinque per avere i dettagli dell’incidente mortale di Paul (immaginatevi un poveraccio inglese tirato giù dal letto alle cinque del mattino…). Nella canzone che dà il titolo all’album, la penultima riga della seconda strofa riporta: "So let me introduce to You, the one and only Billy Shears…" (qualcosa come: "permettete che vi presenti l’inimitabile Billy Shears"). Il significato è chiaro: "Signori, ecco un nuovo elemento: Billy (contrazione inglese di William) Shears, che vado a presentarvi", ovviamente in sostituzione di Paul…

Magical Mystery Tour (1967)

 Nella canzone "I Am The Walrus" si parla di "Stupid Bloody Tuesday", in riferimento all’incidente occorso a Paul. Inoltre, in coda a "Strawberry Fields Forever", la voce di John Lennon sembra dire "I buried Paul" ("Ho sepolto Paul").

In realtà, a parte che l’incidente sarebbe avvenuto mercoledì mattina e non martedì (Bloody Tuesday), "Strawberry Fields Forever" è stato registrato due volte in due tempi diversi, pertanto in fase di mixaggio sono state modificate le velocità dei nastri per permettere che i due brani coincidessero, e sincronizzare le tracce. A motivo di ciò, qualsiasi cosa detta (o mugugnata) in coda al brano, con il nastro a velocità modificata, suona come un borbottio incomprensibile. Nella fattispecie, in un re-mix della canzone inserito nell’album "Anthology 2", si sente John che dice "Cranberry Sauce" (non chiedetemi cos’è. Pubblicità occulta?).

  

The Beatles (Album bianco), 1968

In "Glass Onion" un verso dice: "and there’s another clue for You all: the Walrus was Paul" ("e qui c’è un altro indizio per tutti voi: il tricheco era Paul"). Il tricheco era un antico simbolo egizio di morte.

Ora, mi rendo conto che gli Egizi adoravano gli animali come reincarnazioni delle divinità, se non come divinità vere e proprie (vedi il nostro amico di casa, il simpatico gatto). Ma mai, e dico mai, ho sentito parlare di trichechi in Egitto…

All’interno dell’album ci sono quattro fotografie. La foto di Paul lo raffigura con una cicatrice sul labbro sinistro, mai vista prima.

Prescindendo dal fatto che ciò non prova nulla, perché eventualmente sarebbe stato sospetto il contrario, cioè che prima ci fosse stata e dopo no (anche se la plastica fa miracoli), vista da vicino, più che una cicatrice pare una specie di ruga, che può essere normale quando, ad esempio, si hanno le labbra molto secche.

Abbey Road (1969)

La copertina è l’allegoria di un funerale: i quattro attraversano un passaggio pedonale su Abbey Road: George è lo scavatore della fossa, Ringo colui che porta la bara, John è l’officiante e ovviamente Paul è la salma. Egli è a piedi nudi e ad occhi chiusi, come ogni cadavere che si rispetti. Inoltre fuma con la destra (lui che è mancino) e il suo passo è fuori sincrono rispetto agli altri tre.

In realtà, come disse poi Paul, quel giorno era bel tempo e a lui non andava di mettersi le scarpe. Inoltre la sigaretta era nella mano destra perché essi davano il fianco destro al fotografo. Quanto al mancinismo, in quegli anni era normale (anche in Italia, fateci caso) che molte mamme forzassero "amorevolmente" i loro figli a usare la destra, perché consideravano il mancinismo poco meno che una patologia. Quindi è verosimile che Paul McCartney, come molti mancini della sua generazione, sapesse e sappia tuttora fare molte cose con la destra, incluso fumare (chi vi scrive, per esempio, è destro ma fuma e prende il caffè senza difficoltà con la sinistra), ma escluso suonare (e infatti, se vedete i suoi concerti, Paul regge il manico del basso con la destra e suona con la sinistra).

Il Volkswagen Maggiolino parcheggiato sul lato sinistro della strada, sullo sfondo, è targato "LMW 28 IF". "LMW" sta per "Linda McCartney Weeps" (piange). Piange la morte del marito, evidentemente (invece purtroppo Paul adesso piange veramente la morte della sua amata Linda). "28 IF" significa che Paul avrebbe 28 anni se (IF) fosse stato vivo.

Non quadra. Paul e Linda si sono sposati nel 1969 e in ogni caso il loro primo incontro risale a dopo la rottura di Paul con Jane Asher, avvenuta tra 1967 e il 1968. Quindi Linda non avrebbe potuto piangere chicchessia. Inoltre, Paul McCartney, nato nel giugno del 1942, all’epoca aveva 27 anni appena compiuti e non 28. Per inciso, ci fu chi vide nel "28 IF", anni dopo, il presagio della morte di John Lennon. Infatti John, essendo di ottobre del 1940, era ancora ventottenne nell’estate del 1969. Torniamo agli specchi insaponati, anche perché, oltre a non capire un eventuale nesso, Ringo, ad esempio, è coetaneo di John. E allora, come la mettiamo in questo caso?

Comunque, per tagliare la testa al toro, sulla targa c’è scritto "281 F" e non "28 IF". Inoltre il fotografo non voleva il Maggiolino, considerandolo, in questo d’accordo con i Beatles, un pugno nell’occhio. Si rassegnò a fotografarlo solo dopo che si rivelarono vani i tentativi di rintracciare il proprietario per chiedergli di spostarlo. A riprova, tuttavia, del senso dell’umorismo di Paul McCartney, nel 1993, per la copertina di "Paul Is Live", un CD dal vivo, egli si fece fotografare attraversando lo stesso punto di Abbey Road di venticinque anni prima, con, sullo sfondo, un Volkswagen Maggiolino uguale a quello di allora, ma con la targa con su scritto: "51 IS".

Sul retro della copertina, la scritta BEATLES è su alcune mattonelle. La "S" è su una mattonella spezzata, a riprova che il gruppo non è più integro.

Nel 1969 il gruppo era praticamente a pezzi per altri motivi, ma comunque, limitatamente alla scritta, in verità tutto il muro è crepato. Se fosse ancora in piedi ai giorni nostri mi stupirei…

In conclusione: sicuramente avrò dimenticato altri particolari vari, ma comunque credo di aver presentato una carrellata di esempi sufficienti per farvi un’idea.

di Sergio Dafflitto